Cosa succede quando vi si rompe il frigo

•09/09/2015 • Lascia un commento

Quando vi si rompe il frigo -e avete giocato un po’ con la manopola del termostato perché non vi ricordate più se 1 è la temperatura più bassa o più alta- e capite che non si riparerà grazie all’intervento di un miracolo, dovete per forza rimboccarvi le maniche.

Inizierete quindi a cercare in casa le carte del frigo: lo scontrino, la garanzia, il libretto di istruzioni (che nessuno legge),…

Per quanto siate armati di buone, buonissime, anzi, ottime intenzioni, troverete tutte le carte, gli scontrini, le garanzie e i libretti di istruzioni di tutt’altro… A iniziare dalla scopa elettrica, la escoba eléctrica, o stielstaubsauger o ancora elektrikli süpürge come mi riporta la prima pagina (come imparare altre lingue: lezione per disperati n. 1).

….credo che i libretti di istruzioni siano al secondo posto dei testi non letti, subito dopo quelli che hanno in calce “Ho letto e accetto le condizioni…”

Ma non divaghiamo: quando finalmente avrete sotto mano le carte giuste (e intanto avrete sistemato tutte le altre, non sia mai che la prossima volta possiate trovare ciò che serve al primo colpo), chiamate il centro assistenza della città più vicino a voi (perché ovviamente siete ospiti in una casa non vostra).

Comporrete il numero trepidanti, mentre vi cullate nell’immagine splendente del centro assistenza come la Risoluzione A Ogni Problema…. *alleluja di sottofondo*

…per poi essere brutalmente catapultati da poche, semplici parole: “Mi spiace, non trattiamo più quella marca”.

Ma -c’è un “ma”- hanno il numero di chi la tratta.

Quindi comporrete trepidanti il secondo numero, e intanto nella vostra mente si proietta l’immagine del Centro Assistenza Numero Due, la Risoluzione Al Tuo Specifico Problema (Perché-Noi-Trattiamo-Quella-Marca).

Dopo tre telefonate, tutto quello che hai ottenuto è: informiamo il tecnico che poi ti richiamerà per dirti quando può venire.

Nell’attesa -perché voi, povere creature ingenue, pensate che ci vorranno due orette, tre forse, prima di avere notizie-, uscite di casa perché magari avete impegni…tipo, chessò, l’estetista nella città vicina. Poco importa che l’appuntamento sia alle 11 e l’ultimo treno disponibile alle 9.40… Misteri di Trenitalia… Voi uscite di casa e vi concederete anche un caffè e una brioche al bar. 

Casualmente incontrate la proprietaria di casa, la quale, una volta spiegata la situazione, vi dice: “Chiama mio marito e fatti dare le chiavi dell’appartamento a fianco per usare il frigo”. Il suddetto marito si materializza come per incanto due secondi dopo al bar (adoro i bar. Voi no?) e afferma: “Vai su che c’è mio figlio e fatti dare le chiavi con lo scubidu”.

E allora partirete gagliardi, affrontando impervie salite liguri per arrivare senza fiato davanti alla porta (e meno male che tra 4 giorni avete una corsa di cinque chilometri…). Apre il figlio che vi fornisce le chiavi, una volta che tra una boccata d’aria che sembra più l’ultimo respiro e l’altra avrete spiegato il tutto.

Finalmente stringete le chiavi del potere! Il vostro cibo non correrà più il rischio di marcire!

Andrete a casa e aprirete trionfali la prima porta, che da su un pianerottolo con due porte: una, la vostra, e l’altra, al di là della quale attende il frigo *altro alleluja di sottofondo*.

Proverete le chiavi. Tutte. Le proverete tutte. E tutte entreranno, ma non sveleranno l’interno dell’appparmento. E allora vi direte: sarò mica stupido io! No! E allora proverete ancora, a girare piano, a giocare con la serratura, ma niente. Scriverete al proprietario di casa per chiedere se può venire lui ed esercitare la sua autorità su quella testarda porta di legno. E lui vi risponderà: è la chiave verde. E voi, leggendo il messaggio, penserete: No che non è la chiave verde; ho provato quattro volte con la chiave verde. L’avete anche puntata sulla porta gridando “Alohomora!” E quella è rimasta chiusa quindi non è la chiave verde.

Il tempo scorre inesorabile e voi avete un appuntamento, ricordate? Quindi vi metterete le chiavi in borsa, pensando “Massì, vediamo dopo!”.

Avrete un simpatico intramezzo con un’estetista che sembra più una piazzatrice, che parla parla parla parla -o signor, ma quanto parla!- di quanto è meravigliosa questa cera perché insomma mica è come le altre calde che fanno male che si attaccano eccetera eccetera. Non contenta, dopo questa tiritera, ve ne propinerà un’altra sulla depilazione laser che è così bellissima che vi toglierà anche quei bruttissimi peletti incarniti. Però mica un laser vale un altro! E giù di nuovo a pubblicizzare tale azienda.

Però voi, storditi da tante chiacchiere, vi sarete deconcentrati e cascherete dal pero quando lei ci dirà: Ho tolto tutto.

Beh, non proprio tutto tutto, ma al momento mi sento più vicina a una bambina di otto anni che a una donna di ventotto.

Dettagli a parte, tornerete a casa più alleggeriti nel portafoglio di quanto pensavate, ma vi ristorerete pensando che avete quasi risolto il problema frigo.

Tornerete dal padrone di casa, che candido esclamerà: “Eh, ti ho dato le chiavi di casa tua!”. Per farsi perdonare, vi passa anche il numero del suo tuttofare di fiducia così non spenderete troppi soldi con il tecnico (che ancora non si è fatto sentire).

Dopo aver frigotraslocato, vi godrete un pomeriggio di relax e tornerete a casa rinfrescati, riappacificati. Farete una doccia appagante, vi metterete il minimo indispensabile per uscire su quel pianerottolo che ormai è diventato un prosieguo di casa vostra e andrete nella vostra nuova cucina per preparare il cibo a quelle adorabili bestiole azzannatrici e petulanti che avete per gatti. 

Ma neanche questo riuscirà a scalfirvi. No e poi no. Ci riuscirà solo restare chiusi fuori casa.

Sì, perché nella fretta avrete dimenticato di prendere il mazzo di chiavi di casa vostra e, sempre nella fretta, avrete tirato dietro di voi la porta, come siete abituati a fare.

E quando realizzerete questa terribile verità, ne realizzerete una seconda: avete il cellulare in camera. E siete mezzi nudi.

Che fare?

Per prima cosa penserete alle finestre (che sono tutte chiuse). Poi cercherete un telefono per chiamare vostra madre che chiamerà la proprietaria di casa in modo che possa aprirvi casa vostra senza che voi giriate per il paese con solo le mutande e il reggiseno addosso. Peccato che oltre telefono non c’è. Quasi pensate di arrampicarvi sul muro tipi Spiderman e passare dalla finestra del bagno. Però vi ricordate che non siete Spiderman. E neanche sua cugina. Niente geni in comune. Nope Nope. 

E in un lampo vi ricordate che sì, esiste un mazzo di chiavi e sta esattamente nella casa sopra di voi. Voi avete bisogno solo di una chiave, poi. Di una chiave verde. Perché tutte le cose servono il Vettore! 

Ora dovrete solo risolvere il problema di come presentarvi al mondo. Aprirete armadi e cassetti e troverete solo piumoni e cuscini di tende di pizzo. Disperati, andrete nell’ultima stanza dove *altro alleluja* risplende un asciugamano. 

Fingendo con nonchalance di essere appena tornati dal mare, incontrerete i vicini, li saluterete con garbo e vi precipiterete su per le scale. Chiave verde, sto arrivando! è il vostro unico pensiero.

Vi apre la figlia, vi darà le chiavi e voi quasi vorreste abbracciarla dalla gioia. 

Tornati a casa, vi metterete quei vestiti che avete usato durante il giorno che anche se sono sudati non importa, sono i vostri vestiti e finalmente potrete uscire! Perché ora, dopo una giornata cosi, una pizza non ve la toglierà nessuno.

Non prima di aver raccontato tutto. Perché peripezie così fanno divertire alla fine. 🙂
NB ad ora il tecnico è ancora un’entità ignota.

Cosa succede quando ci si rompe il frigo

•09/09/2015 • Lascia un commento

Quando vi si rompe il frigo -e avete giocato un po’ con la manopola del termostato perché non vi ricordate più se 1 è la temperatura più bassa o più alta- e capite che non si riparerà grazie all’intervento di un miracolo, dovete per forza rimboccarvi le maniche.

Inizierete quindi a cercare in casa le carte del frigo: lo scontrino, la garanzia, il libretto di istruzioni (che nessuno legge),…

Per quanto siate armati di buone, buonissime, anzi, ottime intenzioni, troverete tutte le carte, gli scontrini, le garanzie e i libretti di istruzioni di tutt’altro… A iniziare dalla scopa elettrica, la escoba eléctrica, o stielstaubsauger o ancora elektrikli süpürge come mi riporta la prima pagina (come imparare altre lingue: lezione per disperati n. 1).

….credo che i libretti di istruzioni siano al secondo posto dei testi non letti, subito dopo quelli che hanno in calce “Ho letto e accetto le condizioni…”

Ma non divaghiamo: quando finalmente avrete sotto mano le carte giuste (e intanto avrete sistemato tutte le altre, non sia mai che la prossima volta possiate trovare ciò che serve al primo colpo), chiamate il centro assistenza della città più vicino a voi (perché ovviamente siete ospiti in una casa non vostra).

Comporrete il numero trepidanti, mentre vi cullate nell’immagine splendente del centro assistenza come la Risoluzione A Ogni Problema…. *alleluja di sottofondo*

…per poi essere brutalmente catapultati da poche, semplici parole: “Mi spiace, non trattiamo più quella marca”.

Ma -c’è un “ma”- hanno il numero di chi la tratta.

Quindi comporrete trepidanti il secondo numero, e intanto nella vostra mente si proietta l’immagine del Centro Assistenza Numero Due, la Risoluzione Al Tuo Specifico Problema (Perché-Noi-Trattiamo-Quella-Marca).

Dopo tre telefonate, tutto quello che hai ottenuto è: informiamo il tecnico che poi ti richiamerà per dirti quando può venire.

Nell’attesa -perché voi, povere creature ingenue, pensate che ci vorranno due orette, tre forse, prima di avere notizie-, uscite di casa perché magari avete impegni…tipo, chessò, l’estetista nella città vicina. Poco importa che l’appuntamento sia alle 11 e l’ultimo treno disponibile alle 9.40… Misteri di Trenitalia… Voi uscite di casa e vi concederete anche un caffè e una brioche al bar. 

Casualmente incontrate la proprietaria di casa, la quale, una volta spiegata la situazione, vi dice: “Chiama mio marito e fatti dare le chiavi dell’appartamento a fianco per usare il frigo”. Il suddetto marito si materializza come per incanto due secondi dopo al bar (adoro i bar. Voi no?) e afferma: “Vai su che c’è mio figlio e fatti dare le chiavi con lo scubidu”.

E allora partirete gagliardi, affrontando impervie salite liguri per arrivare senza fiato davanti alla porta (e meno male che tra 4 giorni avete una corsa di cinque chilometri…). Apre il figlio che vi fornisce le chiavi, una volta che tra una boccata d’aria che sembra più l’ultimo respiro e l’altra avrete spiegato il tutto.

Finalmente stringete le chiavi del potere! Il vostro cibo non correrà più il rischio di marcire!

Andrete a casa e aprirete trionfali la prima porta, che da su un pianerottolo con due porte: una, la vostra, e l’altra, al di là della quale attende il frigo *altro alleluja di sottofondo*.

Proverete le chiavi. Tutte. Le proverete tutte. E tutte entreranno, ma non sveleranno l’interno dell’appparmento. E allora vi direte: sarò mica stupido io! No! E allora proverete ancora, a girare piano, a giocare con la serratura, ma niente. Scriverete al proprietario di casa per chiedere se può venire lui ed esercitare la sua autorità su quella testarda porta di legno. E lui vi risponderà: è la chiave verde. E voi, leggendo il messaggio, penserete: No che non è la chiave verde; ho provato quattro volte con la chiave verde. L’avete anche puntata sulla porta gridando “Alohomora!” E quella è rimasta chiusa quindi non è la chiave verde.

Il tempo scorre inesorabile e voi avete un appuntamento, ricordate? Quindi vi metterete le chiavi in borsa, pensando “Massì, vediamo dopo!”.

Avrete un simpatico intramezzo con un’estetista che sembra più una piazzatrice, che parla parla parla parla -o signor, ma quanto parla!- di quanto è meravigliosa questa cera perché insomma mica è come le altre calde che fanno male che si attaccano eccetera eccetera. Non contenta, dopo questa tiritera, ve ne propinerà un’altra sulla depilazione laser che è così bellissima che vi toglierà anche quei bruttissimi peletti incarniti. Però mica un laser vale un altro! E giù di nuovo a pubblicizzare tale azienda.

Però voi, storditi da tante chiacchiere, vi sarete deconcentrati e cascherete dal pero quando lei ci dirà: Ho tolto tutto.

Beh, non proprio tutto tutto, ma al momento mi sento più vicina a una bambina di otto anni che a una donna di ventotto.

Dettagli a parte, tornerete a casa più alleggeriti nel portafoglio di quanto pensavate, ma vi ristorerete pensando che avete quasi risolto il problema frigo.

Tornerete dal padrone di casa, che candido esclamerà: “Eh, ti ho dato le chiavi di casa tua!”. Per farsi perdonare, vi passa anche il numero del suo tuttofare di fiducia così non spenderete troppi soldi con il tecnico (che ancora non si è fatto sentire).

Dopo aver frigotraslocato, vi godrete un pomeriggio di relax e tornerete a casa rinfrescati, riappacificati. Farete una doccia appagante, vi metterete il minimo indispensabile per uscire su quel pianerottolo che ormai è diventato un prosieguo di casa vostra e andrete nella vostra nuova cucina per preparare il cibo a quelle adorabili bestiole azzannatrici e petulanti che avete per gatti. 

Ma neanche questo riuscirà a scalfirvi. No e poi no. Ci riuscirà solo restare chiusi fuori casa.

Sì, perché nella fretta avrete dimenticato di prendere il mazzo di chiavi di casa vostra e, sempre nella fretta, avrete tirato dietro di voi la porta, come siete abituati a fare.

E quando realizzerete questa terribile verità, ne realizzerete una seconda: avete il cellulare in camera. E siete mezzi nudi.

Che fare?

Per prima cosa penserete alle finestre (che sono tutte chiuse). Poi cercherete un telefono per chiamare vostra madre che chiamerà la proprietaria di casa in modo che possa aprirvi casa vostra senza che voi giriate per il paese con solo le mutande e il reggiseno addosso. Peccato che oltre telefono non c’è. Quasi pensate di arrampicarvi sul muro tipi Spiderman e passare dalla finestra del bagno. Però vi ricordate che non siete Spiderman. E neanche sua cugina. Niente geni in comune. Nope Nope. 

E in un lampo vi ricordate che sì, esiste un mazzo di chiavi e sta esattamente nella casa sopra di voi. Voi avete bisogno solo di una chiave, poi. Di una chiave verde. Perché tutte le cose servono il Vettore! 

Ora dovrete solo risolvere il problema di come presentarvi al mondo. Aprirete armadi e cassetti e troverete solo piumoni e cuscini di tende di pizzo. Disperati, andrete nell’ultima stanza dove *altro alleluja* risplende un asciugamano. 

Fingendo con nonchalance di essere appena tornati dal mare, incontrerete i vicini, li saluterete con garbo e vi precipiterete su per le scale. Chiave verde, sto arrivando! è il vostro unico pensiero.

Vi apre la figlia, vi darà le chiavi e voi quasi vorreste abbracciarla dalla gioia. 

Tornati a casa, vi metterete quei vestiti che avete usato durante il giorno che anche se sono sudati non importa, sono i vostri vestiti e finalmente potrete uscire! Perché ora, dopo una giornata cosi, una pizza non ve la toglierà nessuno.

Non prima di aver raccontato tutto. Perché peripezie così fanno divertire alla fine. 🙂
NB ad ora il tecnico è ancora un’entità ignota.

Buongiorno, mondo!

•19/08/2015 • 4 commenti

No, non siete finiti nel The Lego Movie; oggi sono solo di buon umore.

Ieri ho riguardato un poco il blog, un’occhiata veloce giusto per vedere a che punto era e, lavando i piatti stamane, ho fatto una lista di post che ho in mente di aggiungere.

Il primo -questo- è un piccolo riepilogo e -spero- un incentivo per voi a battere i tasti sulla tastiera e non solo il mouse per lo scroll.

Ricordate il trasloco del gennaio 2014? (A proposito, l’avevo menzionato vero?) Quello per cui ero finita in una zona che non mi piaceva, fuori mano e detestabile?

Ecco, alla fine la zona detestabile è diventata quasi-amabile… Sì, quasi, non allarghiamoci troppo. Non sia mai…

Nel mentre, ho finito gli esami, ho scritto la tesi, ho avuto qualche attrito e divergenza di punti di vista con chi poi la tesi me l’avrebbe firmata (che vogliamo farci…humani sumus) e il 4 maggio (appassionati di Star Wars, fatevi sentire, prego) mi hanno coronata con un più che dignitoso 107. Squillo di trombe.

E ora ritorniamo con i piedi sull’umile terra. Mentre scrivevo la tesi, ero -ovviamente- andata un po’ nel pallone. Che faccio? Che non faccio della mia vita? Giusto per mantenermi in movimento, sono andata a Torino per fare il test alla Scuola Holden. Non che ci volessi entrare con tutte le mie forze… Era soprattutto una cosa da fare che non era legata all’università. 

Beh, sorpresa delle sorprese, mi hanno preso. Ne ho parlato con Genitrice e Genitore e con la loro divergenza d’opinioni… Il che si è poi convertito in un nuovo trasloco…in realtà, in due: chiusa la casa di Milano, ora sono ospite insieme alle mie belve feroci in attesa di metà settembre per il trasloco finale in quel di Torino.

…volontari per l’aiuto? Non siate timidi, dai!

Nel frattempo, studio un po’, leggo (il Libraccio vicino a casa ha la bancarella di libri a due euro!!!) e faccio il pieno di energie.

E voi? Che combinate di bello?

Strange things, funny people

•17/09/2014 • Lascia un commento

Non è un mistero che qualcosa nella mia vita sia cambiato. Ho seminato abbastanza molliche di pane perché la gente capisca. Intendo gli sconosciuti. I miei amici ne hanno le tasche piene.

Chissà che questo post chiarisca loro un poco le idee.

Erano undici mesi due giorni fa. E oggi ho fatto il calcolo. Ieri non mi ricordavo la data e oggi… puf, eccola!

Non crediate che scriva questo post per autocommiserarmi…. Buh buh buh, povera Ale che ha sofferto tanto.

Beh, sì, ho sofferto, ci sono stata male e tutta la compagnia bella al seguito. Come tutti. Siamo umani.

E quindi perché scrivi questo post?

Lo scrivo perché ne sto uscendo. Proprio perché ne sto uscendo, e superando, e gioendo. Soprattutto gioendo. Ci sono tanti piccoli segnali che me lo confermano, con l’inconscio in prima fila. E, lo ammetto, c’è anche un po’ di disprezzo per chi era coinvolto, nessuno escluso.

Perché alla fine, se riesci a disprezzarli, anche solo un poco, allora vuol dire che non erano così importanti.

Bene. A questo punto, mi rimane solo da aggiungere che ho fatto la richiesta per il cambio di residenza (ergo, è ufficiale), ho cambiato la base del tomtom (ancora più ufficiale) e vedere tracce di loro non mi sconvolge più (dai che je la famo).

Per siglare definitivamente il tutto, devo solo cambiare l’indirizzo che hanno all’Every.

Very soon, do not worry.

Ingenuità giornalistica

•23/08/2014 • Lascia un commento

Oh, ma dai!!

Sfogliavo la pagina web di LaRepubblica e ho visto questo (riporto testualmente il titolo):

“Accoltella figlie nel sonno. Morta bambina di 12 anni”

Sottotitolo: “Grave sorella, fermato da altri figli. Ha tentato suicidio. Moglie l’aveva lasciato”

 

Parliamone.

Notiamo la struttura del titolo: ci dice subito che un genitore ha accoltellato le figlie nel sonno. Si passa poi alla tragedia: muore una bambina, di dodici anni appena.

Leggendo il sottotitolo, l’indignazione del lettore aumenta: la sorella è grave. Presumiamo che non sia di molto più grande o piccola. E poi, non solo le ha accoltellate, non solo non si è fermato, ma sono dovuti intervenire anche gli altri figli.

Io, a questo punto, sono come minimo indignata. Cosa ti spinge, a te come genitore, di accoltellare il proverbiale “sangue del tuo sangue”!?!

Però…

Con la frase seguente, può scattare l’empatia. A me è scattata…

…per poi scoppiare come una bolla di sapone appena ho finito di leggere. Moglie l’aveva lasciato.

Ora, io non so se tra voi che venite a spulciare questo blog ci siano dei giornalisti ma, PER FAVORE, non è una giustificazione.

Messa così, dopo la tragedia, questa frase sa di giustificazione per il gesto.

 

Se poi aprite l’articolo, potete notare come continua. “All’origine del gesto potrebbe esserci una crisi matrimoniale con la moglie, che lo aveva lasciato alcuni giorni fa.

Punto 1. Intanto, se la moglie l’aveva lasciato, un motivo c’era.

Punto 2. Vero, non sono una psicologa, ma non credo che uno si svegli un giorno e decida che accoltellerà le figlie. Quindi non credo che si possa ritenere la crisi con la moglie come l’origine di un gesto di questa portata. A me personalmente un gesto così fa pensare a una premeditazione.

Punto 3. Prime frasi dell’articolo verso e proprio: “Un dramma improvviso […]. Così i carabinieri ricostruiscono il raptus[…].”

…Spero di non aver letto quello che ho letto. Che sia una mia tara mentale.

Rileggo.

No. È proprio raptus. Ergo, quest’uomo maturo di 47 anni ha visto le figlie dormire, chissà come mai questa cosa gli ha dato particolarmente fastidio e, grazie a un coltello che si è magicamente materializzato nella sua mano, ha ucciso una delle due e ridotto in fin di vita l’altra.

 

Possiamo per favore notare che sono figlie. Non figli, non maschi. Ma figlie. Figlie femmine.

Freud ci andrebbe a nozze.

 

Mia personale opinione: ha usato un coltello. Un’arma che impone un contatto ravvicinato. Ergo, per sopraffare qualcuno, o sono molto veloce o sono molto forte. Considerata la differenza di stazza, di età e di occasione, direi che il padre era forte. Non so voi, ma a me sa tanto di supremazia.

Conferma che mi è arrivata leggendo un articolo dell’Huffington Post: non è raptus. Si sceglie di farlo.

È premeditazione, non pazzia. 

Giornalisti italiani, scrivetelo. Anzi, SCRI-VE-TE-LO!

La prossima volta, voglio leggere un articolo che dica:

“Ferisce il figlio della compagna. Bimbo salvo. Gesto premeditato.”

Milano Dixie Quartet

•16/08/2014 • Lascia un commento

Cari amici,
(Sì, è la prima volta che mi rivolgo in maniera così esplicita a voi lettori)
Mentre scrivo, mi trovo nella piazzetta di quel gioiello ligure che è Zoagli.
L’ho sempre descritto come “una piazza con quattro case intorno” -scusate, c’è anche una chiesa e un cimitero (Whovians, tenetevi alla larga: vi si seccherebbero gli occhi)- ma a volte riserva delle chicche.
Stasera c’è un concerto jazz di una band milanese, i Milano Dixie Quartet.
E vi assicuro che, se non fosse per lo smartphone in mano, non mi stupirei se, alzando lo sguardo, mi trovassi in un locale dei Ruggenti Venti, immerso nel fumo di tabacco che solletica le narici e i vestiti di paillettes che riflettono una morbida luce.
E con questo immagine torno a immergermi nella musica.
Buona serata a tutti!

Rinascere. Lo sto facendo (da Dio)

•06/08/2014 • Lascia un commento

Mi è mancato viaggiare.
Già, sono una persona inquieta e, per questo, posso solo prendermela con mia madre. O ringraziarla.
Non che mio padre scherzi. Tra tutti e due, ho quasi visitato mezzo mondo.
E qui sì che li ringrazio.
Da piccola, mi dispiaceva non avere i miei amichetti del mare. Insomma, avere una casa al mare dove andare tutti gli anni e rivedere gli stessi amici, estate dopo estate, e uscire con quelle comitive che vivono solo d’agosto. Per amor di verità, un’amica così ce l’ho… Solo che non riusciamo a incrociarci!

Ritornando al discorso iniziale: mi manca viaggiare.
Per due anni e mezzo non l’ho fatto oppure fatto molto limitatamente. Ho capito che non mi piace fare la spola tra un posto e l’altro, soprattutto se sono in Italia.
E quest’anno… Quest’anno è stato magico, meraviglioso e imprevedibile.
Prima c’è stato il trasloco. Stessa città, sì, ma almeno vedevo le montagne. E le piante non morivano (cosa non da poco, considerato che ora ho un orto).
Poi ho iniziato, con i viaggi veri e propri, a marzo, con mamma che fa: “Devo andare a Glasgow per lavoro. Vuoi venire?”. Ovvio che sì.
Maggio; Stoccolma. A contrario di Glasgow, per questo ero tesa. Avrei dovuto farlo con chi, al momento attuale, non è compreso nella mia vita. Inutile dilungarsi (oltretutto, non ne ho molta voglia). Ma il viaggio è stato splendido. Io e la mia amica abbiamo anche visitato il monumento più piccolo del mondo: 15 cm di pura poesia, Il bambino che guardava la luna.
Giugno; 5 giorni a Dakar. Mentre ero lì mi chiedevo perché la gene mi guardasse. Neanche mi sentivo bianca al ritorno. Ho rivisto le foto qualche giorno fa e mi dispiace non averne fatte alle persone.
Luglio; 5 giorni a Heidelberg, con la mia JD, a cazzeggiare, a straparlare, a linguestiggiare e a ridere ridere ridere. I poveri raccoglitori cinesi di bachi avevano le orecchie che fischiavano a tutto spiano.
Con lei avevo in cantiere di fare una puntata in Irlanda a settembre, ma è stata rimandata (mannaggia).
E, insomma, credevo di aver finito. Ero soddisfatta. Tanti viaggi; tante curiosità; tanta gioia.
Poi arriva un AAA (amico appena acquisito) che se esce con: “Voglio andare in Scozia e cerco folli compagni di viaggio. Ti va?”.
Secondo te?

Che domande!

 
Bb(i)log

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blowntrifles

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ASTEROIDI

Non è vero che ho la testa tra le nuvole, ce l'ho tra gli asteroidi.

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Fuochi Anarchici

Fuoco fatuo, che arde senza tregua. Inutile tentare di estinguermi o di alimentarmi, torno sempre me stessa.