Cosa succede quando ci si rompe il frigo

Quando vi si rompe il frigo -e avete giocato un po’ con la manopola del termostato perché non vi ricordate più se 1 è la temperatura più bassa o più alta- e capite che non si riparerà grazie all’intervento di un miracolo, dovete per forza rimboccarvi le maniche.

Inizierete quindi a cercare in casa le carte del frigo: lo scontrino, la garanzia, il libretto di istruzioni (che nessuno legge),…

Per quanto siate armati di buone, buonissime, anzi, ottime intenzioni, troverete tutte le carte, gli scontrini, le garanzie e i libretti di istruzioni di tutt’altro… A iniziare dalla scopa elettrica, la escoba eléctrica, o stielstaubsauger o ancora elektrikli süpürge come mi riporta la prima pagina (come imparare altre lingue: lezione per disperati n. 1).

….credo che i libretti di istruzioni siano al secondo posto dei testi non letti, subito dopo quelli che hanno in calce “Ho letto e accetto le condizioni…”

Ma non divaghiamo: quando finalmente avrete sotto mano le carte giuste (e intanto avrete sistemato tutte le altre, non sia mai che la prossima volta possiate trovare ciò che serve al primo colpo), chiamate il centro assistenza della città più vicino a voi (perché ovviamente siete ospiti in una casa non vostra).

Comporrete il numero trepidanti, mentre vi cullate nell’immagine splendente del centro assistenza come la Risoluzione A Ogni Problema…. *alleluja di sottofondo*

…per poi essere brutalmente catapultati da poche, semplici parole: “Mi spiace, non trattiamo più quella marca”.

Ma -c’è un “ma”- hanno il numero di chi la tratta.

Quindi comporrete trepidanti il secondo numero, e intanto nella vostra mente si proietta l’immagine del Centro Assistenza Numero Due, la Risoluzione Al Tuo Specifico Problema (Perché-Noi-Trattiamo-Quella-Marca).

Dopo tre telefonate, tutto quello che hai ottenuto è: informiamo il tecnico che poi ti richiamerà per dirti quando può venire.

Nell’attesa -perché voi, povere creature ingenue, pensate che ci vorranno due orette, tre forse, prima di avere notizie-, uscite di casa perché magari avete impegni…tipo, chessò, l’estetista nella città vicina. Poco importa che l’appuntamento sia alle 11 e l’ultimo treno disponibile alle 9.40… Misteri di Trenitalia… Voi uscite di casa e vi concederete anche un caffè e una brioche al bar. 

Casualmente incontrate la proprietaria di casa, la quale, una volta spiegata la situazione, vi dice: “Chiama mio marito e fatti dare le chiavi dell’appartamento a fianco per usare il frigo”. Il suddetto marito si materializza come per incanto due secondi dopo al bar (adoro i bar. Voi no?) e afferma: “Vai su che c’è mio figlio e fatti dare le chiavi con lo scubidu”.

E allora partirete gagliardi, affrontando impervie salite liguri per arrivare senza fiato davanti alla porta (e meno male che tra 4 giorni avete una corsa di cinque chilometri…). Apre il figlio che vi fornisce le chiavi, una volta che tra una boccata d’aria che sembra più l’ultimo respiro e l’altra avrete spiegato il tutto.

Finalmente stringete le chiavi del potere! Il vostro cibo non correrà più il rischio di marcire!

Andrete a casa e aprirete trionfali la prima porta, che da su un pianerottolo con due porte: una, la vostra, e l’altra, al di là della quale attende il frigo *altro alleluja di sottofondo*.

Proverete le chiavi. Tutte. Le proverete tutte. E tutte entreranno, ma non sveleranno l’interno dell’appparmento. E allora vi direte: sarò mica stupido io! No! E allora proverete ancora, a girare piano, a giocare con la serratura, ma niente. Scriverete al proprietario di casa per chiedere se può venire lui ed esercitare la sua autorità su quella testarda porta di legno. E lui vi risponderà: è la chiave verde. E voi, leggendo il messaggio, penserete: No che non è la chiave verde; ho provato quattro volte con la chiave verde. L’avete anche puntata sulla porta gridando “Alohomora!” E quella è rimasta chiusa quindi non è la chiave verde.

Il tempo scorre inesorabile e voi avete un appuntamento, ricordate? Quindi vi metterete le chiavi in borsa, pensando “Massì, vediamo dopo!”.

Avrete un simpatico intramezzo con un’estetista che sembra più una piazzatrice, che parla parla parla parla -o signor, ma quanto parla!- di quanto è meravigliosa questa cera perché insomma mica è come le altre calde che fanno male che si attaccano eccetera eccetera. Non contenta, dopo questa tiritera, ve ne propinerà un’altra sulla depilazione laser che è così bellissima che vi toglierà anche quei bruttissimi peletti incarniti. Però mica un laser vale un altro! E giù di nuovo a pubblicizzare tale azienda.

Però voi, storditi da tante chiacchiere, vi sarete deconcentrati e cascherete dal pero quando lei ci dirà: Ho tolto tutto.

Beh, non proprio tutto tutto, ma al momento mi sento più vicina a una bambina di otto anni che a una donna di ventotto.

Dettagli a parte, tornerete a casa più alleggeriti nel portafoglio di quanto pensavate, ma vi ristorerete pensando che avete quasi risolto il problema frigo.

Tornerete dal padrone di casa, che candido esclamerà: “Eh, ti ho dato le chiavi di casa tua!”. Per farsi perdonare, vi passa anche il numero del suo tuttofare di fiducia così non spenderete troppi soldi con il tecnico (che ancora non si è fatto sentire).

Dopo aver frigotraslocato, vi godrete un pomeriggio di relax e tornerete a casa rinfrescati, riappacificati. Farete una doccia appagante, vi metterete il minimo indispensabile per uscire su quel pianerottolo che ormai è diventato un prosieguo di casa vostra e andrete nella vostra nuova cucina per preparare il cibo a quelle adorabili bestiole azzannatrici e petulanti che avete per gatti. 

Ma neanche questo riuscirà a scalfirvi. No e poi no. Ci riuscirà solo restare chiusi fuori casa.

Sì, perché nella fretta avrete dimenticato di prendere il mazzo di chiavi di casa vostra e, sempre nella fretta, avrete tirato dietro di voi la porta, come siete abituati a fare.

E quando realizzerete questa terribile verità, ne realizzerete una seconda: avete il cellulare in camera. E siete mezzi nudi.

Che fare?

Per prima cosa penserete alle finestre (che sono tutte chiuse). Poi cercherete un telefono per chiamare vostra madre che chiamerà la proprietaria di casa in modo che possa aprirvi casa vostra senza che voi giriate per il paese con solo le mutande e il reggiseno addosso. Peccato che oltre telefono non c’è. Quasi pensate di arrampicarvi sul muro tipi Spiderman e passare dalla finestra del bagno. Però vi ricordate che non siete Spiderman. E neanche sua cugina. Niente geni in comune. Nope Nope. 

E in un lampo vi ricordate che sì, esiste un mazzo di chiavi e sta esattamente nella casa sopra di voi. Voi avete bisogno solo di una chiave, poi. Di una chiave verde. Perché tutte le cose servono il Vettore! 

Ora dovrete solo risolvere il problema di come presentarvi al mondo. Aprirete armadi e cassetti e troverete solo piumoni e cuscini di tende di pizzo. Disperati, andrete nell’ultima stanza dove *altro alleluja* risplende un asciugamano. 

Fingendo con nonchalance di essere appena tornati dal mare, incontrerete i vicini, li saluterete con garbo e vi precipiterete su per le scale. Chiave verde, sto arrivando! è il vostro unico pensiero.

Vi apre la figlia, vi darà le chiavi e voi quasi vorreste abbracciarla dalla gioia. 

Tornati a casa, vi metterete quei vestiti che avete usato durante il giorno che anche se sono sudati non importa, sono i vostri vestiti e finalmente potrete uscire! Perché ora, dopo una giornata cosi, una pizza non ve la toglierà nessuno.

Non prima di aver raccontato tutto. Perché peripezie così fanno divertire alla fine. 🙂
NB ad ora il tecnico è ancora un’entità ignota.

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~ di taleofmine su 09/09/2015.

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