I don’t need feminism because… I bounce

•29/07/2014 • 1 commento

 La settimana scorsa scorrevo –apatica – la bacheca di Facebook. Ero anche nella classica posa “guardo-lo-schermo-giusto-per-fare-qualcosa”. Non cercavo niente di particolare. Fino a quando lui non ha trovato me.

In questo caso, “lui” è un articolo di Repubblica, una raccolta di foto di giovani donne che, cartello alla mano, spiegano perché non hanno bisogno del femminismo.

Mi sono scossa, la schiena diritta. E ho letto. Non tutte le motivazioni (alcune erano proprio illeggibili sul microschermo a mia disposizione), ma buona parte sì. Ero incredula, semplicemente incredula (e anche un po’ disgustata). Alcune motivazioni mi sembravano assurde per la loro piccolezza; altre, anacronistiche; altre ancora, mi sembravano profemministe. Il lieve senso di disgusto mi veniva dalla disinformazione che si intravedeva, dal mancato riconoscimento delle battaglie per la libertà e dalla parvenza di trolling (facciamoci due risate nel frattempo). Lasciatemi solo dire una cosa: quelle donne possono dire la loro perché delle donne hanno combattuto per la libertà d’opinione.  

Basta pensare alla visione della donna fino a poco tempo fa, riassumibile nella scelta tra incarnare l’angelo del focolare o la donna di malaffare.

Essere Maria o Maddalena, insomma.

La risposta è arrivata veloce, il giorno dopo: “Care donne che non avete bisogno del femminismo” di Laurie Penny (in lingua originale qui; traduzione, qui). E lì, la mia giornata si è illuminata. Mi sono presa questi giorni per rifletterci ancora un po’ e l’idea di quest’articolo continuava a restare sul ciglio della coscienza a stuzzicarla. Oggi con un’amica, davanti a un cappuccino e un foglio bianco, dopo un’ora di opinioni, domande e pensieri, abbiamo buttato giù 6 punti (la sintesi è essenziale) sotto la voce Cosa voglio dal femminismo, anche se sarebbe meglio dire Perché sono femminista.

Principalmente, perché ancora serve. E non c’è bisogno di andare molto lontano da casa.

Solo per fare qualche esempio:

 1 – Aborto. Questa possibilità di scelta è stata accettata dalla legge solo nel 1978. Dico dalla legge perché la società ha ancora qualche problema a farlo. Basta considerare il numero (alto!) degli obiettori di coscienza, della tutela nei loro confronti, della disinformazione sulla pratica (fatti una cultura, dai) e anche di quei farmacisti (disinformati, poverini) che scambiano le pillole contraccettive per delle pillole abortive.

Mi prendo un momento per fare un appello:

 

Pillola del giorno dopo = farmaco contraccettivo

 

Ergo, il farmacista dietro al bancone di una qualsiasi farmacia non può rifiutarsi di vendervela perché “”””obiettore””””.

 Ergo, non sta adempiendo alla sua professione.

Ergo, è denunciabile. Il modulo è qui (stesso discorso per i medici, in caso di ricetta per farmaco contraccettivo, qui).

(io lo farei solo per la stupidità, ma ancora non è reato…).

Ok, il momento appello è finito.

2 – Divario salariale. Il cosidetto ‘pay gap’. Ossia, quanto il tuo collega maschio, con pari diritti e posizione, guadagna più di te. Stando a questo documento, in Italia la percentuale è di 6,7%. Non male. In confronto agli altri paesi, è bassa.

Ma perché non abbassarla ancora?

 3 – Violenza. È un fenomeno che sta avendo un forte riscontro sui media, da qualche anno a questa parte. Ed è stato anche oggetto di studi ed esperimenti (uno dei più recenti, quiViolence is violence). Ed è anche un argomento che richiederebbe uno spazio a sé per la quantità di mole di informazione, informazioni e trattamenti che richiede.

Solo una cosa: non è possibile che circoli ancora il “comunque, se l’è cercata…”. Eppure, è lì, nascosto tra le righe della descrizione di com’era vestita la vittima di turno.

 4 – Femminismo. Ancora oggetti di critiche, di pregiudizi, di attacchi. Ho iniziato a interessarmene partendo dalla cronaca, dai fatti, dalla violenza palese di genere per poi arrivare a quella più sottile, al mobbing, alla violenza verbale, alla pressione intollerabile (volete un esempio?).

Checché ne dicano quelle donne, ne abbiamo ancora bisogno. Non è una questione di pro o contro. Ne abbiamo bisogno, come di una medicina quando siamo malati. Perché uomini e donne hanno pari diritti sulla Carta, ma non nella vita reale. Perché certe donne sono costrette a firmare le dimissioni prima ancora di restare incinte. Perché il mio collega maschio può permettersi un ridotto al cinema in più.

E perché io valgo esattamente quanto lui.

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Coraggio

•15/11/2013 • Lascia un commento

Quando dico “coraggio”, mi vengono in mente i cavalieri… Quelli con l’armatura scintillante, l’elmo calato, possibilmente un drago agonizzante ai loro piedi…
Di certo, non mi viene me, al momento in un posto troppo stretto, con troppa gente intorno. E troppa confusione in testa.
“Coraggio”. Avevo letto che era affrontare le proprie paure, capirle, correggerle, forse. Ma io ho una paura fottuta di me, della mia persona, della mia psiche. Delle mie aspettative e dei miei sogni. Ne avevo uno ed è andato in frantumi. Mi ha detto che le sue speranze si scontravano contro di me e il mio muro di solida realtà.
Ora non so se raccogliere i pezzi, pungermi nel farlo, portarli con me e cercare un super attack per rimetterli insieme. Oppure lasciarli lì, a diventare il sogno di qualcun’altra.
Immagini fin tropo chiare mi passano per la testa, bruciano le sinapsi e gli occhi fanno male.
Il coro di voci è partito e io sto delirando. Troppa gente che vuole attenzioni, che vuole energia. Ma io ne ho una quantità limitata. Basta! Lasciatemi stare nella mia bolla d’ombra, a curarmi da sola le ferite perché solo io ne ho compassione.

Goduria a letto

•05/09/2013 • Lascia un commento

Bukowski disse che il letto è il centro dell’universo perché lì “si fa tutto”.
Qualcuno l’ha definito come la migliore invenzione del mondo -solo se accompagnato dal cuscino-.
In effetti…
Dopo una giornata di mare.
Dopo una salita di 20 minuti.
Dopo aver scalato una montagna (perché hai casa in cima).
Dopo aver programmato la mattinata di domani perché devi partire.
Dopo una pizza e un film.
Dopo tutto questo, la sensazione di sdraiarti a letto è sublime.
Poter distribuire la forza di gravità su tutte le cellule. I muscoli non più forzarti a sostenere il corpo. Le ossa che senti squagliarsi per il riposo imminente.
E poi lei, quella sensazione di fresco su tutto il materasso che basta appena muovere il piede un po’ più in là per riacciuffarla.
Dolce notte e sogni d’oro a tutti!

Oscurità, amica mia

•07/08/2013 • Lascia un commento

Si dice che, se si tiene in mano l’onice abbastanza a lungo, si acquisisce la capacità di vedere nel buio.

In caso di semioscurità, la pupilla si dilata per captare maggior quantità di luce e migliorare la capacità visiva.

Gli animali che sanno muoversi meglio nel buio sono i felini, secondo la credenza popolare.

Fosse per me, di notte, vivrei nel buio pressoché totale. Giusto una flebile luce che giunge nella stanza e sarei contenta. Unita alla capacità di leggere in queste condizioni.
Ho iniziato da piccola, perché dividevo la camera con mia sorella, leggermente fotofobica (più che altro, incline all’arrabbiatura facile, se svegliata in malo modo). Solo che io mi svegliavo puntualmente tra le 3 e le 3.30. Era matematico. Scivolavo sul parquet, andavo in bagno e poi mi affacciavo alla finestra. Il tutto, al buio. La casa era sull’orlo di un incrocio e , vicino al bordo del marciapiede di fronte, c’era l’orologio verde. Potevo anche non guardarlo, ma era come una sfida con me stessa, svegliarmi un quel range di tempo. In quei trenta minuti precisi.
Col tempo, tiravo fino alle 5, poi mi svegliavo e leggevo. È così che ho fatto conoscenza della signora dei piccioni. Usciva verso le 5.30 dal civico 1, si dirigeva alla sua destra e tornava mezz’oretta dopo. Non so se andasse davvero a sfamare i piccioni. Mi dava un’idea di solitudine, quella schiena un po’ ricurva, e mi piaceva pensare che avesse trovato compagnia negli animali metropolitani più bistrattati.
Anche nella nuova casa, ho imparato presto quanti passi ci vogliono dal letto alla porta (8), dalla porta al bagno (3) e per andare in sala (27).
Forse, se stessimo tutti un po’ di più al buio, saremmo più rilassati, misureremmo meglio le distanze, tenderemmo l’orecchio per cogliere l’eventuale arrivo della veglia negli altri. Riusciremmo ad ascoltare quella vocina, quella memoria della Colomba dell’Anima che gira la chiave nel cassetto più intimo e segreto di noi.

Ps. La Colomba dell’anima era un libro che avevo da bambina. Diceva che ognuno di noi aveva tanti piccoli cassetti e solo la Colomba aveva le chiavi per aprirli. Apriva quello della gioia quando ridevamo, della tristezza quando piangevamo, e poi c’era l’ultimo, il più piccolo, il più centrale. Il più prezioso. Ma non ricordo quale fosse.

Se questo è essere femministe, allora lo sono

•06/08/2013 • Lascia un commento

Circa una settimana fa, ho letto un articolo (www.ilcorpodelledonne.net/?p=15313) sulla posizione della donna nella pubblicità e della strumentalizzazione della donna-vittima di violenza.
Entrambi molto interessanti che mi hanno portato a riflettere.
Partiamo dal primo: non è una novità che la suddetta posizione sia a 90.
Guardiamo in faccia la realtà! Le pubblicità che si basano sul corpo femminile sono molteplici e almeno il 98% (percentuali mie) fuori luogo, scabrose e/o svilenti. Cosa c’è di così pubblicitario nel nostro corpo? Abbiamo fianchi, seni, chiappe esattamente come gli uomini. Anzi, alcuni di voi maschietti hanno più seno di molte mie conoscenti!
Possibile che i pubblicitari siano a corto d’idee? Capisco la crisi, ma Cristo Santo, un po’ di originalità.
Prendiamo due spot che girano negli ultimi tempi: una giovane donna in crisi che, per decidere come comportarsi durante la giornata, fa aroma terapia con l’ammorbidente e il noto formaggio spalmabile.
Primo caso: serve uno psicologo, non l’ammorbidente. Dire che questa donna ha seri problemi con se stessa è fare un eufemismo.
Secondo caso: la suddetta pubblicità, con tanto di cartelloni sulla cattedrale, è stata oggetto di serie considerazioni da parte di un pubblicitario. Questo tale si è messo in gioco -proprio il caso di dire che c’ha messo la faccia. Non contento, ha tirato in ballo gli amici. Cosa ha fatto codesto gentiluomo? Ha sostituito le donne-oggetto con uomini-oggetto per verificare che l’ironia e la verve dello spot non fosse sminuita. Lascio a voi le conclusioni.

Secondo argomento: strumentalizzazione della donna-vittima.
Non voglio sminuire l’impatto della violenza e il trauma, sia chiaro. Dico solo che se in Orwell “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri”, qua è la stessa cosa. La donna è vittima anche di chi la “usa” per sensibilizzare il problema. Quanti di voi non hanno visto il primo piano di un occhio nero? Ormai è un’immagine di routine. Ci imprime nella testa che la donna non si muove, aspetta paziente che qualcuno venga in suo soccorso. Totalmente bloccata in un ruolo passivo.
In più, la violenza sulle donne non interessa solo le donne più giovani: esistono donne anziane, prostitute, senzatetto, trans… Non sono donne anche loro?
La verità è che siamo troppo focalizzati sugli stereotipi per accorgerci che il mondo richiede una visione decisamente più ampia…

Mi rendo conto che sono argomenti che andrebbero analizzati singolarmente e più di una volta, ma continuavano a ronzarmi in testa. Volevo farli uscire in qualche modo

L’ultimo arrivo

•21/07/2013 • Lascia un commento

Dopo tre gatti e un fidanzato, ecco l’ultimo arrivo in questa casa

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Una crisalide.
Mai viste in vita mia. Eppure ce l’ho qui, in pieno centro città. Wow.

Bentornata

•19/07/2013 • Lascia un commento

Bentornata bentornata!
Sì, ma… Bentornata a chi?
Bentornata a quella che io chiamo “bulimia libraria”, caratterizzata da attacchi improvvisi, di bisogni impellenti, di vitale necessità di leggere leggere leggere
Mi circondo di libri e sono la persona più felice del mondo. Potrei vivere di gocciole e parole, campate così fino alla fine dei miei giorni.
Attualmente ne sto leggendo quattro: due in inglese, “Lirael” di Garth Nix e “A Game of Thrones” di Martin, e due in italiano, “Vagina” di Wolf e un saggio su Fibonacci.
Per la serie, se non incarto così il mio cervello, non so cos’altro fare!
Perché dopo la sessione estiva più balorda e infingarda della mia storia, un po’ di sano cazzeggio ci vuole.

E voi che fate per rilassarvi?

 
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Fuoco fatuo, che arde senza tregua. Inutile tentare di estinguermi o di alimentarmi, torno sempre me stessa.